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La Riforma della gestione dell’impresa – garantire continuità aziendale e prevenire la crisi

14 Ott 2019

Il nuovo art. 2086 del Codice Civile entrato in vigore il 16 marzo 2019, ha posto degli obblighi a carico degli imprenditori che operano in forma societaria o collettiva, obbligandoli ad istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato per prevenire le crisi e la perdita della continuità aziendale.

Le nuove disposizioni sono state introdotte in Italia a seguito della raccomandazione n. 2014/135/UE della Commissione Europea, del 12 marzo 2014 e del regolamento (UE) n. 2015/848 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015.

L’obiettivo delle nuove disposizioni è quello di obbligare gli imprenditori a gestire le loro aziende con maggiore responsabilità, imponendo loro il continuo controllo delle finanze aziendali, pena la responsabilità solidale e patrimoniale verso i creditori della società.

Tali nuove disposizioni hanno lo scopo di prevenire eventuali stati di difficoltà per agire in tempo utile con misure idonee al fine di evitare che le aziende si ritrovino in uno stato di insolvenza irreversibile.

L’obbligo è esteso a tutte le società, a prescindere dal fatto che abbiano l’obbligo di nomina dell’organo di controllo (Sindaci o Revisori). Gli Istituti di Credito dal canto loro, essendo operatori professionali del credito, per evitare di essere coinvolti nelle conseguenze derivanti dalla mancata valutazione preventiva da parte dell’imprenditore, stanno adeguando le procedure interne alle disposizioni previste dall’art. 2086 del Codice Civile. Infatti, nelle istruttorie volte alla richiesta di credito o rinnovo delle linee già concesse, vi saranno valutazioni mirate proprio alla verifica dell’adozione di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato.

Gli imprenditori ed i consulenti saranno gli attori principali di questo grande cambiamento culturale nella gestione delle imprese.

Cosa ha previsto il legislatore a carico delle imprese per la per garantire la continuità operativa?

L’art. 13, comma 2, del D.Lgs 14/2019, ha demandato al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili il compito di elaborare indici in grado di rilevare squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi, e delle prospettive di continuità aziendale.

La prima bozza degli indicatori di allert elaborati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili stabilisce una gerarchia basata su 7 parametri:

1) Patrimonio negativo a seguito di perdite di esercizio. In tal caso le perdite devono essere necessariamente coperte mediante ricapitalizzazione della società. Diversamente la società oltre ad essere in allert per crisi, è di fatto in liquidazione (art. 2484, comma 4 del codice civile) e gli amministratori rispondono in solido verso i creditori per tutte le operazioni poste in essere.

2) Superato il primo parametro, occorre valutare un particolare indicatore che misura la solvibilità della società. Tale indicatore viene tecnicamente chiamato “Debit Service Coverage Ratio” e deve essere calcolato su un orizzonte temporale di sei mesi per rilevare la capacità prospettica di sostenibilità dei debiti. Il suo valore non può essere inferiore a 1. In buona sostanza deve essere misurata la capacità della società di generare flussi di cassa dalla gestione operativa a copertura di rate e interessi relativi ai debiti a medio e lungo termine (c.d. flussi al servizio del debito).

3) Capacità dell’impresa di sostenere gli oneri finanziari;

4) Adeguatezza patrimoniale rispetto al totale dei debiti;

5) Rapporto tra cash flow e il totale dell’attivo patrimoniale (indice di ritorno liquido dell’attivo);

6) La liquidità, rapporto tra attività a breve termine e passivo a breve termine;

7) Indebitamento previdenziale e tributario in rapporto con il totale attivo patrimoniale.

Oltre agli indicatori che saranno individuati in maniera definitiva dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, l’art. 13 con rimando all’art. 24 del D.Lgs 14/2019, definisce indicatori di crisi anche l’esistenza di debiti per retribuzioni scadute da almeno sessanta giorni per un ammontare pari ad oltre la metà dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni e l’esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno centoventi giorni per un ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti. Al fine di monitorare lo stato di salute dell’azienda ed evitare di ritrovarsi in allert per crisi, sarà necessario redigere:

– bilanci infrannuali (mensili o trimestrali, in base alla natura e dimensioni dell’impresa);
– previsioni economico-finanziarie con un arco temporale di sei mesi.

Pertanto, l’assetto organizzativo amministrativo-contabile assume una funzione di rilevante importanza per il controllo degli equilibri economici e finanziari e degli indicatori di crisi.

Le imprese che non si attiveranno nel monitoraggio preventivo degli indicatori, rischiano di scoprire di essere in allert per crisi quando è ormai tardi, cioè al momento della redazione del bilancio di fine esercizio. In tali casi oltre alle implicazioni di natura legale previste dal D.Lgs 14/2109, a carico degli amministratori e dell’organo di controllo, se nominato, vi saranno conseguenze disastrose per il prosieguo dell’attività.

Come reagiranno le banche ed i fornitori?

L’azienda rischia la revoca di tutte le linee di credito ed il blocco delle forniture, mettendo, così, a repentaglio il futuro della propria attività.

Vincenzo Giordano
Commercialista Revisore Contabile

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Angelo Fanizzi


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